Mario Vargas Llosa
Onetti è un caso straordinario perché comincia a scrivere le sue storie, che sono modernissime proprio da un punto di vista tecnico, in un momento in cui la letteratura in America Latina era una letteratura molto povera tecnicamente. Era una letteratura ancora "costumbrista", regionalista, indigenista, a seconda delle diverse denominazioni, ma era una letteratura dedita al folklore, una letteratura che faceva leva su ciò che era pittoresco, sulla descrizione del colore, degli usi e dei costumi locali, una letteratura, insomma, molto poco consapevole dell'importanza della forma.
C'è stata un'epoca in cui gli scrittori latino-americani pensavano che scrivere un buon romanzo consistesse nel trovare un buon tema, che il racconto di una bella storia dai personaggi originali fosse la garanzia per scrivere un buon romanzo. Naturalmente questa è un'ottica sbagliata. Quello che fa di un romanzo un buon romanzo, quello che permette alla storia di essere buona o cattiva, e a un personaggio di essere ricco o povero, non è mai la vicenda, bensì la forma in cui tale vicenda si coagula, si concretizza. Onetti è uno dei primi scrittori contemporanei latino-americani a capirlo e a metterlo in pratica. Lui ha creato un mondo proprio, con un linguaggio proprio, e ha utilizzato tecniche moderne con grande abilità.
Per me Juan Carlos Onetti è uno dei grandi scrittori che l'America Latina ha prodotto, sebbene non sia sufficientemente conosciuto e, sfortunatamente, non sia mai arrivato a ottenere il riconoscimento che credo il suo talento meriti.